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Libri che amiamo – Vivere con la complessità

 

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La complessità è nel mondo e si riflette anche nelle nostre tecnologie. Ma i prodotti che ne derivano non devono essere fonte di confusione, perché allora si tratta di “complicazione” inutile, non di complessità. Tuttavia, anche il sistema meglio progettato richiede uno sforzo – nostro – di apprendimento, per dominare la struttura e i modelli concettuali. La comprensione rende i sistemi complessi semplici e dotati di significato. Donald Norman torna a farci riflettere sulle sfide della tecnologia e del design a partire da casi comprensibilissimi (quando non addirittura divertenti), ma illuminanti e rivelatori

Donald Arthur Norman è stato professore di psicologia e scienze cognitive e direttore dell’istituto per la Scienza Cognitiva dell’Università della California.

Norman è laureato in ingegneria elettronica presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology), dove è professore emerito, e ha un master e un dottorato di ricerca presso l’Università della Pennsylvania. Nel 1995, ha ricevuto una laurea honoris causa in psicologia dall’Università di Padova.

È stato vicepresidente del gruppo di ricerca sulle tecnologie avanzate per la Apple Computer e dirigente alla Hewlett Packard e alla U Next, società di formazione a distanza.

Attualmente insegna alla Northwestern University (psicologia, scienze cognitive e informatica) ed è consulente del Nielsen Norman Group fondato nel 1998 con Jakob Nielsen, un’azienda di consulenza alle imprese per la realizzazione di servizi e prodotti centrati sull’uomo.

All’inizio del 2006 è stato insignito con la “Benjamin Franklin Medal in computer and cognitive science“.

Il 4 ottobre 2016 gli è stata conferita la Laurea Honoris Causa in Design dall’università della Repubblica di San Marino

Il suo campo di ricerca è lo studio dell’ergonomia, del design, e più in generale del processo cognitivo umano.

Noto per essere uno studioso che si è occupato anche degli aspetti più prettamente pratici ed economici della propria materia di studio (in quanto dirigente per la Apple Computer), nelle sue prime pubblicazioni si occupa prevalentemente dell’usabilità e dei vari aspetti del processo cognitivo, ma nel libro Le cose che ci fanno intelligenti espone anche critiche di carattere sociologico verso la società occidentale. Tra gli altri aspetti Norman descrive l’apatia provocata dall’eccessivo utilizzo della televisione e l’incapacità dei musei di proporsi al pubblico in modo accattivante.

Nella seconda parte della sua carriera pubblica il noto volume La caffettiera del masochista, in cui propone una tagliente critica al design attaccando la scarsa ergonomia della maggioranza delle interfacce e degli strumenti in uso all’uomo. Questo volume lo porta alla ribalta mondiale nel suo settore ed è causa di accese polemiche da parte di designer e progettisti per le sue affermazioni tese a esaltare la funzionalità degli oggetti a scapito della loro gradevolezza estetica. In particolare nei suoi studi fa spesso riferimento all’affordance degli oggetti, che lui intende nell’accezione di autorizzazioni, inviti all’azione, che l’oggetto sembra permettere. “Sembra”, poiché secondo Norman le proprietà possedute da un oggetto, in particolare di ordine ottico, dipendono da chi osserva l’oggetto. In altre parole chi percepisce un significato ci riesce perché possiede un sistema di raccolta dati che gli consente di ottenerlo.

Più tardi, con la pubblicazione di Emotional design, rinnega parzialmente le tesi proposte in La caffettiera del masochista, focalizzandosi sugli aspetti più emotivi della cognizione ed esaltando quegli oggetti progettati per essere sì facilmente utilizzabili, ma anche in grado di coinvolgere emotivamente l’utente. Un oggetto in grado di suscitare emozioni positive nell’utente, in pratica, è progettato meglio di uno effettivamente ergonomico. Data questa teoria, diventa praticamente impossibile concepire una “qualità oggettiva” del design, poiché la storia di ogni individuo rende “piacevolmente emozionanti” (evocativi) determinati strumenti o interfacce a scapito di altri solamente in base alle proprie esperienze soggettive.

Norman è anche il promotore del concetto di informatica pervasiva, presentato nel libro The invisible computer: «La tecnologia migliore è quella che non si vede, perché è tanto semplice da usare da diventare “trasparente”».

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